Segretari generali e comunali

Il controllo successivo di regolarità amministrativa si svolge sotto la direzione del segretario. Non è una formula di stile: è l’attribuzione di una responsabilità personale su un’attività che deve essere continuativa, metodologicamente fondata e rendicontata a quattro destinatari diversi.

Che cosa la norma mette in capo al segretario

L’articolo 147-bis del TUEL nomina il segretario due volte, e in entrambi i casi per attribuirgli un compito.

Il comma 2 stabilisce che il controllo nella fase successiva è assicurato sotto la direzione del segretario, secondo principi generali di revisione aziendale e modalità definite nell’autonomia organizzativa dell’ente.

Il comma 3 stabilisce che le risultanze sono trasmesse periodicamente a cura del segretario ai responsabili dei servizi, con le direttive cui conformarsi, ai revisori dei conti, agli organi di valutazione e al consiglio comunale.

Ne discendono tre esigenze concrete, che l’organizzazione dell’ufficio deve saper soddisfare. Per il quadro completo — quali atti rientrano, come si organizza il ciclo, che cosa scrivere nel regolamento — vedi la guida al controllo successivo.

Le tre esigenze

Dimostrare il metodo

La direzione del controllo comporta la responsabilità del metodo adottato. Se viene chiesto conto di come è stato selezionato il campione — da un revisore, dalla Corte dei conti, da un responsabile di servizio che contesta un rilievo — la risposta deve essere documentale.

Un’estrazione eseguita in un foglio di calcolo con una funzione casuale non è ricostruibile a distanza di mesi: la funzione ricalcola a ogni apertura del file. Il segretario si trova a dover garantire personalmente un metodo che non è in grado di dimostrare. È il punto su cui AuditingPA incide più direttamente: popolazione, criteri e campione estratto restano associati e consultabili.

Governare un’attività continuativa

Il controllo successivo tende a comprimersi nelle settimane che precedono la trasmissione delle risultanze, perché quello è il momento in cui diventa visibile. È una concentrazione che produce due effetti negativi: la qualità dell’esame si abbassa, e le direttive arrivano ai responsabili troppo tardi per incidere sui comportamenti.

Dirigere significa sapere a che punto è il ciclo senza doverlo chiedere. La compilazione condivisa consente di distribuire il lavoro nel tempo e tra più persone, con permessi definiti dall’ente.

Trasmettere risultanze utilizzabili

I quattro destinatari indicati dal comma 3 hanno bisogni informativi diversi. Il consiglio comunale ha bisogno di una rappresentazione sintetica; il singolo responsabile di servizio ha bisogno dei rilievi che lo riguardano e delle direttive conseguenti; i revisori guardano soprattutto agli impegni di spesa; l’organo di valutazione deve poter usare i dati a fini valutativi.

La norma è esplicita nel richiedere che i rilievi siano accompagnati dalle direttive cui conformarsi. Scrivere direttive che producano effetti richiede di vedere le ricorrenze: quale voce di controllo, in quale servizio, con quale andamento. È ciò che consente la reportistica su dati strutturati.

La continuità del metodo

C’è una circostanza che i segretari conoscono bene: la rotazione. Il segretario cambia sede, il funzionario che aveva costruito il file dei controlli va in un altro ufficio, e con lui se ne va il metodo. Il ciclo successivo riparte da capo, spesso con criteri diversi, e il confronto tra annualità diventa impossibile.

Checklist configurate nel sistema, criteri di campionamento registrati e cicli precedenti consultabili trasformano il metodo da conoscenza personale a patrimonio dell’ente. È una forma di tutela per chi subentra, e per chi lascia.

Il collegamento con gli altri adempimenti

Il controllo successivo non è un’isola. Le sue risultanze alimentano la programmazione delle misure di prevenzione della corruzione ai sensi della legge 190/2012, che dal 2022 trova sede nella sezione dedicata del PIAO. In molti enti il segretario è anche RPCT, e si trova quindi su entrambi i lati del collegamento: produce l’evidenza e la utilizza.

Quando i dati del controllo sono strutturati, il passaggio è immediato. Quando sono discorsivi, i due adempimenti restano separati e la sezione anticorruzione del PIAO si scrive senza guardare che cosa il controllo ha effettivamente rilevato.

Lo stesso vale per il referto annuale alla Corte dei conti: lo firma il sindaco, ma i dati che il questionario chiede — copertura del controllo, tecnica di campionamento, irregolarità per tipologia — sono quelli che il controllo successivo produce durante l’anno.

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