Guida 7 min di lettura Aggiornata il 23 Agosto 2026

Tecniche di campionamento per i controlli interni

L’articolo 147-bis chiede una selezione casuale effettuata con motivate tecniche di campionamento. Sono due requisiti, non uno: il primo riguarda come si estrae, il secondo riguarda cosa si è in grado di spiegare. Quasi tutti gli enti soddisfano il primo. Il secondo è dove nascono i rilievi.

Casualità e motivazione sono cose diverse

Casualità significa che ogni atto della popolazione ha la stessa probabilità di finire nel campione, e che nessuno decide quali. Se la selezione è discrezionale il controllo perde la funzione di deterrenza: chi redige l’atto sa in anticipo se sarà esaminato.

Motivazione significa saper rispondere a tre domande: perché questa tecnica, perché questa numerosità, perché su questa popolazione. La risposta «abbiamo estratto a sorte il 10%» non è una motivazione: è la descrizione di ciò che si è fatto.

La norma richiama i principi generali di revisione aziendale. Il principio elementare della revisione è che il campione debba consentire di dire qualcosa sulla popolazione: se non può, l’esame è un’attività che si esaurisce sugli atti guardati e non produce conoscenza sull’ente.

Le tecniche disponibili

Campionamento casuale semplice

Ogni unità della popolazione ha la stessa probabilità di essere estratta. È la tecnica di riferimento: semplice da spiegare, semplice da difendere, e non richiede assunzioni sulla struttura della popolazione.

Quando conviene: popolazioni omogenee, dove gli atti si somigliano per tipologia e rilevanza.
Limite: se la popolazione è disomogenea, un campione casuale semplice può ignorare del tutto un servizio piccolo o una tipologia rara ma rischiosa.

Campionamento stratificato

La popolazione viene divisa in strati omogenei — per servizio, per tipologia di atto, per fascia di importo — e da ciascuno si estrae casualmente. La casualità è preservata dentro ogni strato.

Quando conviene: quando l’ente vuole garantire che ogni servizio o tipologia sia rappresentato, o quando il rischio non è distribuito uniformemente.
Attenzione: la stratificazione va motivata due volte — perché quegli strati e perché quella ripartizione del campione fra strati.

Campionamento sistematico

Si estrae un atto ogni k, partendo da un punto scelto a caso. È di fatto casuale purché la popolazione non abbia periodicità nascoste.

Rischio concreto: se l’elenco degli atti è ordinato per numero di protocollo e un servizio adotta le proprie determinazioni sempre nello stesso periodo del mese, un passo sbagliato può selezionare sistematicamente sempre lo stesso servizio. È il motivo per cui questa tecnica va usata con l’elenco mescolato, non nell’ordine naturale.

Selezione per rischio (non è campionamento)

Molti regolamenti prevedono, accanto al campione casuale, un’aliquota di atti scelti per criteri di rischio: importi sopra soglia, affidamenti diretti, proroghe, procedure negoziate.

È una scelta legittima e spesso opportuna, a due condizioni: che il regolamento la disciplini espressamente, e che le due componenti restino distinte e separatamente identificabili nelle risultanze. La parte casuale deve restare casuale: se la si contamina con criteri di rischio, non si può più dire nulla sulla popolazione.

Quanti atti controllare

Va detto subito, perché è la domanda più frequente e la fonte di più equivoci: la norma non fissa alcuna percentuale. Non esiste un 5% di legge, né un 10%. La determina l’ente nel proprio regolamento, nell’ambito dell’autonomia organizzativa che l’art. 147-bis gli riconosce.

Chi cerca un numero da citare non lo troverà nel TUEL. Quello che si può fare è motivare la scelta con criteri difendibili.

I criteri che reggono

CriterioCome si motiva
Percentuale fissasemplice e trasparente, ma su popolazioni molto diverse produce campioni di significatività incoerente
Numerosità minimagarantisce un campione utile anche su popolazioni piccole: sotto una certa soglia la percentuale non ha senso
Combinatapercentuale con un minimo e un massimo: è la formulazione più diffusa negli enti che hanno rivisto il regolamento
Proporzionale al rischiopercentuali diverse per tipologia, motivate dall’analisi del rischio del PIAO

Il ragionamento sulla numerosità

Un principio pratico, prima delle formule: su popolazioni piccole conta il numero assoluto, su popolazioni grandi conta la percentuale.

Un comune che adotta 120 determinazioni l’anno e ne controlla il 5% ne esamina sei: troppo poche perché il risultato dica qualcosa. Lo stesso 5% su 4.000 atti significa duecento controlli, che nessun ufficio di due persone riesce a svolgere con la dovuta attenzione.

Per questo la formulazione combinata — una percentuale con un minimo e un tetto — è quella che regge meglio sia alla verifica esterna sia alla realtà dell’ufficio.

Se si vuole essere rigorosi

La statistica offre strumenti per dimensionare un campione a partire dal livello di confidenza e dal margine di errore accettati. È l’approccio della revisione aziendale in senso proprio, ed è del tutto legittimo adottarlo.

Va però usato con onestà: dichiarare un livello di confidenza nel regolamento e poi non applicarne le conseguenze — sulla numerosità, sulla lettura dei risultati, sull’estensione del campione quando emergono anomalie — è peggio che non citarlo affatto. Un riferimento statistico non applicato è una dichiarazione che si ritorce contro chi l’ha scritta.

Che cosa scrivere nel regolamento

La parte sul campionamento dovrebbe rispondere, nell’ordine, a queste domande:

  1. Su cosa si estrae. La popolazione, con le esclusioni e la loro motivazione.
  2. Con quale tecnica. Casuale semplice, stratificata, sistematica — e perché quella.
  3. Quanti atti. Il criterio di numerosità, non solo il numero.
  4. Con quale periodicità. Quando si estrae e quando si controlla.
  5. Chi estrae. E come si conserva la traccia dell’operazione.
  6. Che cosa succede agli atti già controllati in cicli precedenti: reinserimento, esclusione, nuova estrazione.
  7. Se c’è una componente per rischio, come è delimitata e come resta distinta.
  8. Che cosa accade se emergono anomalie diffuse: il campione si estende? Con quale criterio?

L’ottavo punto è quello che quasi nessun regolamento contiene ed è il primo che un revisore chiede quando il tasso di irregolarità risulta alto.

Il problema della dimostrabilità

Una tecnica corretta applicata in modo non documentabile equivale, in sede di verifica, a una tecnica assente. Il punto non è la buona fede dell’ufficio: è che dopo mesi nessuno può ricostruire cosa è successo.

Le tre debolezze tipiche dell’estrazione fatta con un foglio di calcolo:

  • La funzione casuale ricalcola. A ogni apertura del file i numeri cambiano. Se non si sono congelati i valori, il campione estratto non esiste più.
  • La popolazione non è congelata. Se l’elenco è stato aggiornato dopo l’estrazione, non si sa più su quale insieme si è estratto.
  • Il criterio vive nella testa di chi ha costruito il file. Quando quella persona cambia ufficio, il metodo dell’ente se ne va con lei.

Rimediare non richiede necessariamente un software: richiede che, per ogni ciclo, restino agli atti l’elenco della popolazione, i criteri applicati, l’esito dell’estrazione e la data. Se un ente lo fa con un verbale e un allegato in PDF conservato a protocollo, è sufficiente.

Quello che non è sufficiente è un foglio di calcolo sovrascritto ogni sei mesi.

Tre domande a cui bisogna saper rispondere

Sono le domande che arrivano da un revisore, dalla Corte dei conti o da un responsabile che contesta un rilievo. Se il regolamento e la documentazione del ciclo consentono di rispondere, il metodo regge.

  1. Su quanti atti avete estratto e con quale criterio? Richiede popolazione definita e numerosità motivata.
  2. Come dimostrate che la selezione è stata casuale? Richiede traccia dell’operazione, non dichiarazione.
  3. Che copertura ha avuto il controllo rispetto alla popolazione? Richiede di aver misurato il rapporto, per servizio e non solo in totale.

Dove si collega il resto

Le definizioni puntuali di popolazione, campione, strato, numerosità e copertura stanno nel glossario dei controlli interni.

Il campionamento è il primo passo di un ciclo più ampio: la guida al controllo successivo descrive come si organizza l’intero processo, e quella sul referto che cosa la Corte dei conti verifica a valle.

Sul piano operativo, AuditingPA tiene associati popolazione, criteri e campione estratto: è il modo in cui la motivazione della tecnica smette di essere una dichiarazione nel regolamento e diventa un dato consultabile.

Dal metodo allo strumento

Quello che hai letto è il metodo. AuditingPA lo rende operativo: estrae il campione, guida la compilazione delle checklist, aggrega gli esiti per servizio e per voce di controllo.