Tecniche di campionamento per i controlli interni
L’articolo 147-bis chiede una selezione casuale effettuata con motivate tecniche di campionamento. Sono due requisiti, non uno: il primo riguarda come si estrae, il secondo riguarda cosa si è in grado di spiegare. Quasi tutti gli enti soddisfano il primo. Il secondo è dove nascono i rilievi.
Casualità e motivazione sono cose diverse
Casualità significa che ogni atto della popolazione ha la stessa probabilità di finire nel campione, e che nessuno decide quali. Se la selezione è discrezionale il controllo perde la funzione di deterrenza: chi redige l’atto sa in anticipo se sarà esaminato.
Motivazione significa saper rispondere a tre domande: perché questa tecnica, perché questa numerosità, perché su questa popolazione. La risposta «abbiamo estratto a sorte il 10%» non è una motivazione: è la descrizione di ciò che si è fatto.
La norma richiama i principi generali di revisione aziendale. Il principio elementare della revisione è che il campione debba consentire di dire qualcosa sulla popolazione: se non può, l’esame è un’attività che si esaurisce sugli atti guardati e non produce conoscenza sull’ente.
Le tecniche disponibili
Campionamento casuale semplice
Ogni unità della popolazione ha la stessa probabilità di essere estratta. È la tecnica di riferimento: semplice da spiegare, semplice da difendere, e non richiede assunzioni sulla struttura della popolazione.
Quando conviene: popolazioni omogenee, dove gli atti si somigliano per tipologia e rilevanza.
Limite: se la popolazione è disomogenea, un campione casuale semplice può ignorare del tutto un servizio piccolo o una tipologia rara ma rischiosa.
Campionamento stratificato
La popolazione viene divisa in strati omogenei — per servizio, per tipologia di atto, per fascia di importo — e da ciascuno si estrae casualmente. La casualità è preservata dentro ogni strato.
Quando conviene: quando l’ente vuole garantire che ogni servizio o tipologia sia rappresentato, o quando il rischio non è distribuito uniformemente.
Attenzione: la stratificazione va motivata due volte — perché quegli strati e perché quella ripartizione del campione fra strati.
Campionamento sistematico
Si estrae un atto ogni k, partendo da un punto scelto a caso. È di fatto casuale purché la popolazione non abbia periodicità nascoste.
Rischio concreto: se l’elenco degli atti è ordinato per numero di protocollo e un servizio adotta le proprie determinazioni sempre nello stesso periodo del mese, un passo sbagliato può selezionare sistematicamente sempre lo stesso servizio. È il motivo per cui questa tecnica va usata con l’elenco mescolato, non nell’ordine naturale.
Selezione per rischio (non è campionamento)
Molti regolamenti prevedono, accanto al campione casuale, un’aliquota di atti scelti per criteri di rischio: importi sopra soglia, affidamenti diretti, proroghe, procedure negoziate.
È una scelta legittima e spesso opportuna, a due condizioni: che il regolamento la disciplini espressamente, e che le due componenti restino distinte e separatamente identificabili nelle risultanze. La parte casuale deve restare casuale: se la si contamina con criteri di rischio, non si può più dire nulla sulla popolazione.
Quanti atti controllare
Va detto subito, perché è la domanda più frequente e la fonte di più equivoci: la norma non fissa alcuna percentuale. Non esiste un 5% di legge, né un 10%. La determina l’ente nel proprio regolamento, nell’ambito dell’autonomia organizzativa che l’art. 147-bis gli riconosce.
Chi cerca un numero da citare non lo troverà nel TUEL. Quello che si può fare è motivare la scelta con criteri difendibili.
I criteri che reggono
| Criterio | Come si motiva |
|---|---|
| Percentuale fissa | semplice e trasparente, ma su popolazioni molto diverse produce campioni di significatività incoerente |
| Numerosità minima | garantisce un campione utile anche su popolazioni piccole: sotto una certa soglia la percentuale non ha senso |
| Combinata | percentuale con un minimo e un massimo: è la formulazione più diffusa negli enti che hanno rivisto il regolamento |
| Proporzionale al rischio | percentuali diverse per tipologia, motivate dall’analisi del rischio del PIAO |
Il ragionamento sulla numerosità
Un principio pratico, prima delle formule: su popolazioni piccole conta il numero assoluto, su popolazioni grandi conta la percentuale.
Un comune che adotta 120 determinazioni l’anno e ne controlla il 5% ne esamina sei: troppo poche perché il risultato dica qualcosa. Lo stesso 5% su 4.000 atti significa duecento controlli, che nessun ufficio di due persone riesce a svolgere con la dovuta attenzione.
Per questo la formulazione combinata — una percentuale con un minimo e un tetto — è quella che regge meglio sia alla verifica esterna sia alla realtà dell’ufficio.
Se si vuole essere rigorosi
La statistica offre strumenti per dimensionare un campione a partire dal livello di confidenza e dal margine di errore accettati. È l’approccio della revisione aziendale in senso proprio, ed è del tutto legittimo adottarlo.
Va però usato con onestà: dichiarare un livello di confidenza nel regolamento e poi non applicarne le conseguenze — sulla numerosità, sulla lettura dei risultati, sull’estensione del campione quando emergono anomalie — è peggio che non citarlo affatto. Un riferimento statistico non applicato è una dichiarazione che si ritorce contro chi l’ha scritta.
Che cosa scrivere nel regolamento
La parte sul campionamento dovrebbe rispondere, nell’ordine, a queste domande:
- Su cosa si estrae. La popolazione, con le esclusioni e la loro motivazione.
- Con quale tecnica. Casuale semplice, stratificata, sistematica — e perché quella.
- Quanti atti. Il criterio di numerosità, non solo il numero.
- Con quale periodicità. Quando si estrae e quando si controlla.
- Chi estrae. E come si conserva la traccia dell’operazione.
- Che cosa succede agli atti già controllati in cicli precedenti: reinserimento, esclusione, nuova estrazione.
- Se c’è una componente per rischio, come è delimitata e come resta distinta.
- Che cosa accade se emergono anomalie diffuse: il campione si estende? Con quale criterio?
L’ottavo punto è quello che quasi nessun regolamento contiene ed è il primo che un revisore chiede quando il tasso di irregolarità risulta alto.
Il problema della dimostrabilità
Una tecnica corretta applicata in modo non documentabile equivale, in sede di verifica, a una tecnica assente. Il punto non è la buona fede dell’ufficio: è che dopo mesi nessuno può ricostruire cosa è successo.
Le tre debolezze tipiche dell’estrazione fatta con un foglio di calcolo:
- La funzione casuale ricalcola. A ogni apertura del file i numeri cambiano. Se non si sono congelati i valori, il campione estratto non esiste più.
- La popolazione non è congelata. Se l’elenco è stato aggiornato dopo l’estrazione, non si sa più su quale insieme si è estratto.
- Il criterio vive nella testa di chi ha costruito il file. Quando quella persona cambia ufficio, il metodo dell’ente se ne va con lei.
Rimediare non richiede necessariamente un software: richiede che, per ogni ciclo, restino agli atti l’elenco della popolazione, i criteri applicati, l’esito dell’estrazione e la data. Se un ente lo fa con un verbale e un allegato in PDF conservato a protocollo, è sufficiente.
Quello che non è sufficiente è un foglio di calcolo sovrascritto ogni sei mesi.
Tre domande a cui bisogna saper rispondere
Sono le domande che arrivano da un revisore, dalla Corte dei conti o da un responsabile che contesta un rilievo. Se il regolamento e la documentazione del ciclo consentono di rispondere, il metodo regge.
- Su quanti atti avete estratto e con quale criterio? Richiede popolazione definita e numerosità motivata.
- Come dimostrate che la selezione è stata casuale? Richiede traccia dell’operazione, non dichiarazione.
- Che copertura ha avuto il controllo rispetto alla popolazione? Richiede di aver misurato il rapporto, per servizio e non solo in totale.
Dove si collega il resto
Le definizioni puntuali di popolazione, campione, strato, numerosità e copertura stanno nel glossario dei controlli interni.
Il campionamento è il primo passo di un ciclo più ampio: la guida al controllo successivo descrive come si organizza l’intero processo, e quella sul referto che cosa la Corte dei conti verifica a valle.
Sul piano operativo, AuditingPA tiene associati popolazione, criteri e campione estratto: è il modo in cui la motivazione della tecnica smette di essere una dichiarazione nel regolamento e diventa un dato consultabile.